Cultura

Un mix calibrato di storia millenaria ed eventi musicali e teatrali di rilievo

Se la cultura in Toscana è ovunque presente e affonda le sue radici nell’antichità, anche l’Isola del Giglio, che fu abitata fin dall’Età del ferro, racconta una storia millenaria; dal ritrovamento di insediamenti preistorici ai reperti dalla misteriosa civiltà degli Etruschi, fino alla dominazione dei Romani per approdare poi al Medioevo e alla pirateria nel mediterraneo le cui tracce restano nello splendido borgo di Giglio Castello. 

Adagiato su una collina a 400 metri sul livello del mare, il Castello costituisce un unicum nel suo genere; è infatti l’unico borgo italiano di epoca medioevale circondato da mura su un’isola. Da lì, il panorama spazia dall’Argentario, alle isole di Giannutri, Elba, Montecristo e Corsica. Fu costruito dai Pisani nel XII secolo e nel tempo appartenne via via all’Abbazia delle Tre Fontane, agli Aldobrandeschi, ai Piccolomini, ai Medici  e infine ai Lorena (Granducato di Toscana); durante il Medioevo il borgo fu oggetto di incursioni da parte di pirati “saraceni” il più temibile dei quali, conosciuto come Ariadeno Barbarossa, nel 1544 deportò la quasi totalità dei castellani e fu poi ripopolato da famiglie provenienti prevalentemente dal contado senese; le incursioni terminarono il 18 novembre 1799 quando duemila pirati tunisini cercarono di entrare nel Castello ma furono respinti; questo giorno è considerato ancora oggi festivo. La sua funzione difensiva si evidenzia ancora oggi  con la presenza di una cinta muraria, intervallata da torrioni, che cinge l’abitato interno e con la imponente Rocca Aldobrandesca o Pisana; all’interno delle mura si trova l’abitato di impronta medioevale ricco di vicoli e piccole piazze che creano un’atmosfera di altri tempi. All’interno si trova la Chiesa di San Pietro Apostolo, risalente al XV secolo e poi oggetto di rifacimenti successivi, ricca di oggetti sacri appartenuti a Papa Innocenzo XIII tra i quali spicca il reliquario contenente parte dell’avambraccio destro di San Mamiliano, patrono dell’isola, il cui ricordo ricorre e si festeggia il 15 settembre.

Ma il turismo culturale isolano è fatto anche di esperienze tutte da vivere; ogni anno il Giglio ospita Festival musicali di rilievo, mostre fotografiche, performance teatrali che completano la stagione estiva e che sanno regalare momenti memorabili.

Tra le iniziative di rilievo, un posto d’onore merita l’ormai ultradecennale Festival MusicalGiglio, per la direzione artistica di Daniela Petracchi, che rappresenta un appuntamento imperdibile con il repertorio classico della musica da camera: Brahms, Debussy, Grieg, Tosti, Schubert nella magistrale esecuzione di grandi solisti contemporanei di fama internazionale. Le differenti location, dai vigneti alle spiagge alle prime ore dell’alba, alla Rocca Pisana di Giglio Castello, sono anch’esse parte del fascino davvero unico di questo Festival.

La scena culturale isolana è arricchita ogni anno dal Festival Il Giglio è Lirica, giunto ormai alla sua XI Edizione con la Direzione Artistica di Gianni Mongiardino.

Infine, nel cuore di ogni isolano, “Il teatro dell’isola Pietro Buttarelli”, anche quest’anno in scena con uno spettacolo itinerante tra i vicoli del Castello dal titolo “Storie minime gigliesi”, perché tutti quanti abbiamo grandi ricordi da condividere.

 

La storia del Giglio, un racconto del Mediterraneo

Sull’isola è stato identificato un sito megalitico chiamato della Cote Ciombella; si trova nelle vicinanze del borgo di Giglio Castello e testimonia, insieme ai ritrovamenti in località Le Secche, la prima colonizzazione dell’isola a partire dal Neolitico antico.

Gli Etruschi, uno dei popoli più affascinanti ed enigmatici dell’antichità, dominatori dei mari, fecero dell’Isola del Giglio una base militare, dedicandosi all’estrazione del granito e allo sfruttamento dei giacimenti minerari; il ritrovamento dei resti di antichissime fornaci sembra affermare che gli Etruschi fondessero il metallo direttamente sull’isola.

In epoca romana il Giglio – citato da Giulio Cesare nel “De bello civili” in merito ad alcune navi armate che partirono dall’Isola – apparteneva alla nobile famiglia degli Enobarbi che proprio nel porto costruirono una grandiosa villa di cui oggi restano poche tracce nella Cala del Saraceno; sono infatti visibili in acqua i resti di una “cetaria”, il vivaio di pesci di pertinenza della villa.
Anche nella vicina Giannutri troviamo resti, molto ben conservati, di una villa anch’essa appartenente agli Enobarbi; dagli scavi effettuati sono venuti alla luce muri perimetrali e colonne e resti di pavimenti decorati con marmi di delicata fattura e con mosaici in bianco e nero. È possibile visitare il sito archeologico.

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